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Gli arazzi di Marsala
 
Il Museo degli Arazzi di Marsala custodisce 8 Arazzi fiamminghi del XVI secolo che narrano episodi storici della guerra giudaico-romana, della quale ci danno notizia Tacito e Giuseppe Flavio. In particolare fanno riferimento a scene delle campagne militari di Vespasiano contro i Giudei. 

Nell’anno 66 dell’era Cristiana, era imperatore Nerone e la Giudea si ribellava ai governatori romani. Le prime azioni militari furono favorevoli ai ribelli. Le disfatte subite dall’esercito romano fecero temere che tutto l’Oriente potesse andare perduto. Per fermare la rivolta giudaica, Nerone designa Vespasiano governatore degli eserciti romani in Siria. Il figlio di Vespasiano, Tito, raduna e riorganizza le legioni romane in Siria per procedere contro i ribelli giudaici.


Quarto arazzo cm 320 per 348


La proclamazione di Vespasiano ad imperatore di Roma si diffuse velocemente per tutto l’Impero romano, suscitando ovunque esplosioni di giubilo, in quanto erano noti il suo valore e la sua saggezza. In questo arazzo, Vespasiano, ritratto con la corona in testa, è proclamato Imperatore di Roma. Un re siro, per dimostrargli sudditanza e obbedienza, gli invia un ambasciatore, che in ginocchio apre uno scrigno e offre all’imperatore corazze, anfore, oggetti preziosi e corone. La raffigurazione è certamente di ispirazione rinascimentale piuttosto che manieristica. Attorno a Vespasiano, sotto una bandiera, si notano soldati con lance e spade. In fondo, sulla destra, notiamo una fortezza presa d’assalto dai romani e difesa strenuamente dai giudei. Sfondi incantevoli incorniciano la scena.
 
Struttura degli arazzi
 
La struttura dell'arazzo  (Can. Calogero Cusumano)

L’arazzo è un tessuto di fili di lana e seta ( alle volte di fili di argento e di oro) lavorato a mano con telaio di alto e di basso liccio, riproducente figure, destinato a coprire le pareti di un salone o di una chiesa allo scopo di tappezzarle e abbellirle. L’arazzo quindi non è il nostro “tessuto” comune, giacché questo è frutto di un lavoro di macchina, mentre l’arazzo è lavorato esclusivamente a mano. Di più l’arazzo non è nemmeno un ricamo giacché in esso chi lo lavora tante volte svolge il suo disegno a mano sul canevaccio o sulla stoffa di già preparati, mentre l’arazziere deve sempre creare tutto da sè in un medesimo tempo: e tela di fondo e disegno e figure.

Per una maggiore comprensione del lavoro dell’arazziere e conseguentemente della importanza dell’arazzo, aggiungo che l’arazziere prima di iniziare il suo lavoro deve avere l’arazzo, che vuole costruire, riprodotto su di un cartone che non deve mai perdere di vista. La pittura  di questi cartoni viene affidata ad artisti di grido; così abbiamo avuto arazzi su cartoni di artisti sommi quali Michelangelo, Raffaello, Leonardo, Mantegna, Giulio Romano, Tommaso Vincidor, il Bronzino, il Veronese, il Pordenone etc… Oltre il così detto cartone di guida, l’arazziere deve avere i suoi brocci o fusi di legno dove tiene arrotolate le lane e le sete di vario colore, che adopererà nel suo lavoro, secondo va richiedendo il cartone che vuole riprodurre. Sono altri suoi attrezzi l’ago, il mozzafili, le forbici e il pettine.

Preparati questi attrezzi, l’arazziere impianta il suo telaio di dimensioni un pò più grandi dell’arazzo che vuole costruire: dispone due grossi curli di legno uno in alto e l’altro in basso, attraverso i quali fa scendere tanti fili perpendicolari l’uno vicino all’altro formanti il così detto ordito. E’ da notare che l’arazziere lavora tutto il suo arazzo stando dietro questi fili. Egli inizia il lavoro dalla parte sinistra, in basso, passando attraverso i fili dell’ordito or l’uno or l’altro dei suoi fusi ove sono le lane e le sete colorate, formanti la sua tavolozza, con le quali deve riprodurre il cartone affidatogli, in tutti i suoi particolari! Non è necessario che egli porti a compimento i suoi fili fino all’estremità di destra, proseguendo sempre il suo lavoro orizzontalmente; se gli piace, egli può troncare, per esempio a metà arazzo il passaggio dei suoi fusi con la lana per riprendere di nuovo a sinistra il lavoro con nuovi fili, di modo che in un lato il lavoro diviene più avanzato mentre al lato opposto è più ritardato. Ogni tanto l’arazziere sente il bisogno di assicurarsi se il suo lavoro proceda bene; ora stando egli a lavorare l’arazzo, come già si è detto, dalla parte  posteriore di esso, dovrebbe lasciare i suoi fusi e passare dall’altra parte dell’ordito per vedere l’arazzo di fronte, cosa che gli apporta perdita di tempo. E’ per evitare questo l’arazziere dispone nella parete di fronte al suo arazzo un grande specchio dove fa riflettere il suo lavoro, così egli, quando ne senta il bisogno, allarga i fili dell’ordito che ha davanti e guarda nello specchio dove vede il lavoro che ha sviluppato e si assicura dell’esattezza di esso o della necessità di correggerlo.

Come ben si comprende, quello dell’arazziere è un lavoro delicato e lento così che un arazziere abile può arrivare a compiere in un giorno appena 4 o 5 centimetri quadrati di arazzo! Si pensi quando tempo si richieda per portare a compimento un arazzo di vaste dimensioni…. Ad evitare questa lungaggine di lavoro che per un solo arazzo verrebbe a sorpassare un anno, ad uno stesso telaio, quando le dimensioni dell’arazzo lo comportano, vengono a lavorare vari operai; così il lavoro, se pur è reso più complicato, può procedere almeno più velocemente. Circa il tempo in cui iniziò una tale lavorazione esiste tuttora grande controversia.

Alcuni asseriscono che la lavorazione dell’arazzo risalga ai tempi più remoti ed in quel telaio a cui Omero fa lavorare alcuni suoi personaggi quali Elena ed Andromaca, vogliono vedere un autentico telaio di basso liccio per arazzi. Come pure riconoscono  per arazzi propriamente detti quei tappeti figurati che Agamennone, nell’Oreste di Eschilo, ha quasi paura di calpestare. Altri insistono nell’affermare che in questi lavori di cui parlano le opere degli antichi, non dobbiamo vedere che dei tappeti e non degli arazzi, giacchè altra è l’orditura e la trama di un tappeto ad altra quella di un arazzo. Gli antichi secondo costoro, non conoscevano la vera orditura dell’arazzo. Lascio agli autentici e poco numerosi competenti definire tale oscura, sebbene importante controversia.

Laboratori di arazzi, a cominciare dal secolo XIV e poi nel secolo XV, ne troviamo un po' dappertutto. In Francia oltre quello antichissimo di Sammur di pertinenza dei Frati del convento di Saint Florent, si annoveravano quelli di Lione, Amiens, Tours, Avignone, Orleans, Beauvais, Aubusson, Parigi etc… Nelle Fiandre si contavano quelli di Valenciennes, Lilla, Gand, Bruges, Tournai, e, primi su tutti , quelli di Arras e di Bruxelles, perchè qui l’arte con gli arazzieri Pieter Van Aelest, Pieter e Willem Pannemaker e Frans Geubels. Anche in Inghilterra e in Olanda e in Danimarca troviamo laboratori di arazzi.

L’Italia, terra dove l’arte ha avuto sempre un culto speciale, non poteva trascurare questa foggia di lavorazione artistica, difatti ne sentì il fascino e in un primo tempo commissionò fuori i suoi arazzi, ma ben presto papi e principi fecero a gara a far venire arazzieri francesi e fiamminghi, perchè aprissero fa noi e loro laboratori. Siena nel 1438 ospitò il famoso arazziere fiammingo Rinaldo Boterman, poi è la volta di Ferrara, Brescia, Verona, Perugia, Modena, Mantova, Milano, Firenze, Roma, Torino, Napoli… tutte le corti, tutte le grandi città italiane vogliono vantare le loro arazzerie. E’ il periodo del vero trionfo incontrastato dall’arazzo! Esso raffigura dappertutto.

Nelle corti e nei grandi palazzi dei privati esso è ovunque: nei saloni, nei camerini, lungo i corridoi, sotto i portici; nelle chiese lo troviamo in ogni cappell, nelle spalliere del coro, arrotolato alle colonne, pendenti fra gli archi che formano le navate, portato financo nelle processioni. In quell’epoca anche nelle tende dei condottieri di armate troviamo l’arazzo; Carlo il Temerario nei campi di battaglia di Grauson ne dovette abbandonare dei numerosi e preziosi. Può dirsi che tutta l’Europa è presa da questa mania. Contro di essa alzava la voce Giovanni de Mussis a rimproverare i piacentini; mentre contro i Fiorentini  tuonava quella di fra Girolamo Savonarola, che dolorosamente constatava come le mura delle case fossero tutte coperte di arazzi e di tappeti e insino alle mule tutte ornate.

Avuto riguardo al soggetto rappresentato, gli arazzi si possono dividere in arazzi a composizione sacra, storica, mitologica, familiare e campestre. Gli arazzi a composizione sacra sono in maggiore quantità: tra essi sono celeberrimi quelli posseduti dalla Città del Vaticano e dal tesoro del Duomo di Milano. Fra gli arazzi a composizione storica mi piace rammentare quelli del Palazzo Reale di Madrid; mentre non posso passare sotto silenzio gli arazzi di David Teniers, che è rimasto capo scuola nel genere dell’arazzo campestre.

Bibliografia: Museo degli Arazzi di Marsala  - Ass. Reg. Beni culturali e ambientali e della pubblica istruzione - Soprintendenza per i beni artistici e storici della Sicilia Occidentale -finito stampare nel 1984

Arazzi: fregio e bordo
 
Arazzi: fregio e bordo  (Can. Calogero Cusumano)

Gli arazzi sono otto di numero. Sono intessuti di lane e sete colorate. Le dimensioni di essi variano: il più piccolo misura m.3,50 x 2,54 ed il più grande m. 5,34 x 3,54. Tutti e otto riproducono scene della guerra romano giudaica: sono dunque a composizione storica.

In ognuno di essi colpisce la grandiosità delle composizioni, la tecnica del disegno, la vivacità della scena; la grazia delle figure e del gusto diffuso anche nelle parti secondarie; la molteplicità dei personaggi di primo e di secondo piano; il movimento e la espressione di essi; la delicatezza e la fusione dei colori;la profondità e la bellezza del panorama. La tonalità del primo piano è franca, ogni dettaglio è ben curato; i particolari dei fondi e dei piani intermedi sono trattati con poca modellatura, ma con disegno preciso. Le sete e le lane adibite presentano questi colori: rosso assai dolce; verde delicato; giallo sfumato; blu cobalto; bruno e rosato per le carni.

Ogni arazzo ha il suo quadro centrale contornato da un fregio o bordo, largo cm.48, assai lavorato. Nel bordo del lato perpendicolare di sinistra troviamo in basso: Apollo giovane suonante la lira, attorniato da un cervo, un leone, una scimmia, un orso, ammansiti dalla sua musica; poi un intreccio di frutta e foglie; più in su una donna con due anfore nelle mani; poi di nuovo foglie e frutta, quindi un puttino arrampicantesi fra foglie e infine un vassoio carico di frutta fiancheggiato da due puttini. Il bordo di destra è perfettamente uguale al primo che abbiamo descritto, meno che la figura del giovane Apollo: in sua vece troviamo una figura di donna. I lati orizzontali presentano nel centro la scena di un sacrificio.



Nel mezzo è l’ara col fuoco divampante, a fianco di essa sono riprodotti: nel lato sinistro una giovane donna che presenta un capro, un ‘altra che offre un anfora, di poi due sacerdoti; nel lato destro è una donna inginocchiata che presenta un piatto pieno di frutta; dietro è un pastore che stringe con la sinistra un lungo bastone. Ai due lati di questa scena rappresentante il sacrificio, troviamo due vassoi di frutta contornati da una piccola cancellata, ricca di foglie. Questo bordo è perfettamente uguale in tutti gli otto arazzi, meno che in qualche piccola particolarità.

Bibliografia: Museo degli Arazzi di Marsala - Uno sguardo generale ai nostri arazzi di C. Cusumano 

Note di restauro


Note di restauro  (V. Scuderi)

L’intera serie di arazzi si trovava nel 1963 mortificata e chiusa in “vecchie casse,... in condizioni di deperimento tali che (scriveva l’allora Soprintendente prof. Delogu) ove non si intervenisse subito per curarne il restauro occorrerebbe poi rassegnarsi a constatarne la distruzione…

Essi, infatti oltre a un generale abbassamento di tono, determinato da un secolare accumularsi e fissarsi della polvere, ed oltre a numerosissimi empirici restauri eseguiti sia con applicazione di punti e di rattoppo sia con riprese acquerello in special modo degli incarnati, rivelano anche e soprattutto la smagliatura e la caduta di larghe sezioni dell’ordito, l’imporrimento delle sete; lo sfibramento delle lane; lo sfilacciamento delle cimose; sicché se le immagini sono ancora leggibili, ciò si deve più alla tenuta per contrasto ed attrito dei frammenti del filato che alla reale sua continuità.”

A seguito di varie ricerche di laboratori specializzati e dei primi finanziamenti regionali, nel 1965 ne furono iniziati, per coppia, i restauri (ultimati poi nel 1979) presso il laboratorio di Enrico Faccioli a Firenze. In via generale (perché generale e per ciascuno degli arazzi ne era l’esigenza) queste sono state le operazioni e le fasi di restauro:

a)  rimozione delle fodere (non di rado rifatte) onde poter operare sull’arazzo vero e proprio;

b)  lavaggio in apposite vasche o con opportuni accorgimenti anche in posizione di sospensione;

c) rammendo saltuario con filato di lana e seta delle migliori qualità di uso specifico disponibili sul mercato internazionale;

d) consolidamento di tutte le giunture mediante filati speciali come sopra;

e) rifacimento, nuova tessitura a mano ed applicazione di tutte le cimose, esclusi i tratti che recano le marche originali, che sono stati riammagliati in tessuto a tratti ricostruiti;

f) applicazione di nuove fodere e strisci compensate sulla verticale e sull’orizzontale, nonché di nuove cordelle per l’ammagliatura ai sostegni.

Naturalmente non sono stati rimossi taluni inserti anche vistosi avvenuti nel tempo, come quello costituito da una intera striscia forse ottocentesca larga venti centimetri al centro del settimo arazzo (Vespasiano riceve i doni da Gesù di Nabut).

Bibliografia: Museo degli Arazzi di Marsala  - Nota di restauro  - V.Scuderi

 

Lions Club Marsala



La cultura è di tutti
 
 
  CREDITS
Don Giuseppe Ponte Arciprete della Chiesa Madre di Marsala san Tommaso di Canterbury dal 2003 al 2018
Don Marco Renda Arciprete della Chiesa Madre di Marsala san Tommaso di Canterbury e Presidente del Museo degli Arazzi
Carla Giustolisi Vice Presidente del Museo degli Arazzi
Piero Agate custode del Museo degli Arazzi
Margherita Spanò Coordinamento progetto esecutivo - Logos Engineering
Eliana Tumbarello Coordinamento progetto web - Logos Engineering
Pasquale Pandolfo Pask Videomaker
Francesco Gandolfo Presidente Lions Club Marsala
   
Il progetto è stato realizzato in collaborazione con:
Lions Club Marsala
Museo degli Arazzi di Marsala
Amici del Museo degli Arazzi e del tesoro della Chiesa Madre di Marsala
Comune di Marsala
Pask Videomaker
 
Produzione:
Logos Engineering
 
 
 
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