Accedi al sito
Serve aiuto?
   VERSIONE IN ITALIANO

 

   ENGLISH VERSION


 
 
 
Gli arazzi di Marsala
 
Il Museo degli Arazzi di Marsala custodisce 8 Arazzi fiamminghi del XVI secolo che narrano episodi storici della guerra giudaico-romana, della quale ci danno notizia Tacito e Giuseppe Flavio. In particolare fanno riferimento a scene delle campagne militari di Vespasiano contro i Giudei. 

Nell’anno 66 dell’era Cristiana, era imperatore Nerone e la Giudea si ribellava ai governatori romani. Le prime azioni militari furono favorevoli ai ribelli. Le disfatte subite dall’esercito romano fecero temere che tutto l’Oriente potesse andare perduto. Per fermare la rivolta giudaica, Nerone designa Vespasiano governatore degli eserciti romani in Siria. Il figlio di Vespasiano, Tito, raduna e riorganizza le legioni romane in Siria per procedere contro i ribelli giudaici.

Primo arazzo cm 262 per 348


L'assedio di Giotapata costituì il più importante evento delle campagne militari di Vespasiano contro i Giudei. Giuseppe Flavio, sacerdote, storico e difensore della città di Giotapada, esce dalla grotta dove si era rifugiato vestito da guerriero. Con la sua imponente statura sovrasta un tribuno e un soldato, il quale lo tiene con il braccio sinistro ed esulta con il destro alzato, per averlo scovato e tratto fuori dalla grotta. Ispirazione e forme michelangiolesche si colgono nelle dimensioni muscolose, nelle pose e negli atteggiamenti di molte figure. In lontananza, Vespasiano nella sua tenda, seduto e circondato dai suoi  guerrieri, attende Giuseppe Flavio, il quale ebbe salva la vita, ma fu condannato a portare la catena al piede; egli predice a Vespasiano che sia lui che il figlio Tito diventeranno imperatori di Roma. Sullo sfondo a sinistra si intravedono numerose sagome di soldati e al centro si ergono le cime delle montagne.

Bibliografia: Museo degli Arazzi di Marsala - Uno sguardo generale ai nostri arazzi di C. Cusumano 

Note di restauro


Note di restauro  (V. Scuderi)

L’intera serie di arazzi si trovava nel 1963 mortificata e chiusa in “vecchie casse,... in condizioni di deperimento tali che (scriveva l’allora Soprintendente prof. Delogu) ove non si intervenisse subito per curarne il restauro occorrerebbe poi rassegnarsi a constatarne la distruzione…

Essi, infatti oltre a un generale abbassamento di tono, determinato da un secolare accumularsi e fissarsi della polvere, ed oltre a numerosissimi empirici restauri eseguiti sia con applicazione di punti e di rattoppo sia con riprese acquerello in special modo degli incarnati, rivelano anche e soprattutto la smagliatura e la caduta di larghe sezioni dell’ordito, l’imporrimento delle sete; lo sfibramento delle lane; lo sfilacciamento delle cimose; sicché se le immagini sono ancora leggibili, ciò si deve più alla tenuta per contrasto ed attrito dei frammenti del filato che alla reale sua continuità.”

A seguito di varie ricerche di laboratori specializzati e dei primi finanziamenti regionali, nel 1965 ne furono iniziati, per coppia, i restauri (ultimati poi nel 1979) presso il laboratorio di Enrico Faccioli a Firenze. In via generale (perché generale e per ciascuno degli arazzi ne era l’esigenza) queste sono state le operazioni e le fasi di restauro:

a)  rimozione delle fodere (non di rado rifatte) onde poter operare sull’arazzo vero e proprio;

b)  lavaggio in apposite vasche o con opportuni accorgimenti anche in posizione di sospensione;

c) rammendo saltuario con filato di lana e seta delle migliori qualità di uso specifico disponibili sul mercato internazionale;

d) consolidamento di tutte le giunture mediante filati speciali come sopra;

e) rifacimento, nuova tessitura a mano ed applicazione di tutte le cimose, esclusi i tratti che recano le marche originali, che sono stati riammagliati in tessuto a tratti ricostruiti;

f) applicazione di nuove fodere e strisci compensate sulla verticale e sull’orizzontale, nonché di nuove cordelle per l’ammagliatura ai sostegni.

Naturalmente non sono stati rimossi taluni inserti anche vistosi avvenuti nel tempo, come quello costituito da una intera striscia forse ottocentesca larga venti centimetri al centro del settimo arazzo (Vespasiano riceve i doni da Gesù di Nabut).

Bibliografia: Museo degli Arazzi di Marsala  - Nota di restauro  - V.Scuderi

 

Lions Club Marsala



La cultura è di tutti
 
 
  CREDITS
Don Giuseppe Ponte Arciprete della Chiesa Madre di Marsala san Tommaso di Canterbury dal 2003 al 2018
Don Marco Renda Arciprete della Chiesa Madre di Marsala san Tommaso di Canterbury e Presidente del Museo degli Arazzi
Carla Giustolisi Vice Presidente del Museo degli Arazzi
Piero Agate custode del Museo degli Arazzi
Margherita Spanò Coordinamento progetto esecutivo - Logos Engineering
Eliana Tumbarello Coordinamento progetto web - Logos Engineering
Pasquale Pandolfo Pask Videomaker
Francesco Gandolfo Presidente Lions Club Marsala
   
Il progetto è stato realizzato in collaborazione con:
Lions Club Marsala
Museo degli Arazzi di Marsala
Amici del Museo degli Arazzi e del tesoro della Chiesa Madre di Marsala
Comune di Marsala
Pask Videomaker
 
Produzione:
Logos Engineering
 
 
 
Sponsor